A Pienza il confronto tra sei realtà italiane Patrimonio Mondiale. Proposta la costituzione di una rete nazionale
Dall’umanesimo rinascimentale alla modernità industriale del Novecento, la storia italiana custodisce esperienze urbane nate da una visione che va oltre l’architettura: immaginare una città significa anche immaginare una società.
Pienza, Urbino, Sabbioneta, Palmanova, Crespi d’Adda e Ivrea raccontano, ciascuna nella propria epoca e con caratteristiche differenti, il tentativo di tradurre in forme urbane un ideale di convivenza, organizzazione sociale e rapporto tra l’uomo e il suo ambiente.
Sei realtà riconosciute, nell’ambito di differenti siti, dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale, accomunate dall’idea della città come espressione di un progetto culturale e sociale.
Ma l’ideale di città non è un modello definito una volta per tutte: cambia con le epoche, con i bisogni delle comunità e con il modo stesso di concepire il rapporto tra individuo e società.
Che cosa significa, allora, parlare oggi di città ideale?
Se nel Rinascimento questa aspirazione trovava espressione nei principi di armonia, proporzione e razionalità dello spazio urbano, nel Novecento si è confrontata con le trasformazioni dell’industria, del lavoro e della società
È in questa prospettiva che si colloca “Ivrea città industriale del XX secolo”, iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2018. Il progetto di Adriano Olivetti ha dato forma a un modello nel quale architettura, produzione industriale, abitazioni e servizi sociali concorrono a costruire una comunità, ponendo al centro la persona e la qualità della vita.
Su questo filo ideale si è sviluppato il convegno “Costruire Sognando – Le città ideali UNESCO tra utopia e realtà”, svoltosi domenica 4 ottobre a Pienza, in occasione del trentennale dell’iscrizione della città nella Lista del Patrimonio Mondiale.
L’incontro, moderato dalla professoressa Annateresa Rondinella, ha riunito amministratori e rappresentanti dei sei territori, offrendo l’occasione per confrontare esperienze storiche differenti e riflettere sulle sfide che oggi accomunano i siti UNESCO: la conservazione e la valorizzazione del patrimonio, la sostenibilità, la gestione del turismo, il coinvolgimento delle comunità locali e la disponibilità di risorse adeguate.
Dal confronto è emersa la proposta di dare continuità al dialogo attraverso la costituzione di una Rete delle Città Ideali UNESCO italiane, avanzata da Filippo Ghisi, Site Manager di “Ivrea città industriale del XX secolo”, a nome del Sindaco Matteo Chiantore. Contestualmente, Ivrea ha manifestato la propria disponibilità ad assumere il ruolo di Comune capofila.
«L’obiettivo è fare squadra tra realtà che, pur appartenendo a epoche e contesti diversi, condividono una responsabilità: custodire e rendere vivo un patrimonio di valore universale – sottolinea Filippo Ghisi – Una rete può consentirci di condividere esperienze, strumenti e buone pratiche, sviluppare progettualità comuni e rappresentare con maggiore forza le esigenze di città piccole e medie, chiamate a compiti di tutela e valorizzazione spesso impegnativi rispetto alle risorse disponibili. Ivrea è pronta a mettere la propria esperienza al servizio di questo percorso».
Il convegno di Pienza rappresenta così un primo passo verso una collaborazione strutturata, capace di rafforzare il dialogo tra i territori e promuovere iniziative comuni a livello nazionale e internazionale.
Un percorso che parte da un’eredità condivisa e guarda al futuro, nella consapevolezza che il valore di una città ideale non risiede soltanto nella visione che l’ha generata, ma anche nella capacità di continuare a interpretarla nel presente.
L’Amministrazione comunale
